domenica 27 settembre 2009
La ricetta della motivazione
Facciamo un esempio: se in questo momento ti telefona un amico e ti chiede di accompagnarlo a fare un servizio, la tua risposta (e quindi l’azione che intraprenderai) dipenderà esclusivamente dallo stato d’animo nel quale ti trovi (o dallo stato d’animo che il tuo amico riesce ad indurti). Così se ti senti stanco gli risponderai che “non ce la fai ad accompagnarlo perché hai bisogno di riposarti”. Se invece sei stato tutto il giorno in casa e sei nella condizione di chi non vede l’ora di prendere un po’ d’aria, gli chiederai di “passarti a prendere il prima possibile”. Oppure potresti ricordarti di essere in debito verso il tuo amico e quindi la sua richiesta potrebbe indurti uno stato d’animo di accondiscendenza che ti spingerebbe ad accettare l’invito, anche qualora dovessi sentirti stanco. Oppure potresti essere preoccupato per questioni che nulla hanno a che vedere col tuo amico e allora potresti chiedergli di “rimandare l’impegno di qualche ora”, quando avrai avuto modo di risolvere le questioni che ti preoccupano. Come vedi di fronte ad una sollecitazione esterna (come può essere l’invito di un amico), la tua risposta e l’azione che ne consegue (accettare, rifiutare, rimandare …) non è prestabilita, ma dipende dal tuo stato d’animo, ossia dalla condizione psicologica nella quale ti trovi.
In generale quindi, il tuo stato d’animo condiziona il tipo di azione che intraprendi e, ovviamente, la qualità di quella azione.
Ma cosa c’entra questa osservazione con il discorso sugli obiettivi che abbiamo affrontato negli ultimi post? Semplice! Se hai seguito tutte le istruzioni descritte nei post degli ultimi mesi, è probabile che tu abbia notato come la difficoltà più grande non sia riuscire a trovare il tempo per stabilire i tuoi obiettivi o per definire una strategia. E non è nemmeno tanto difficile mettere in pratica i primi passi di quella strategia, soprattutto nei primi giorni, quando l’euforia e l’entusiasmo sono ancora in circolo nel tuo organismo. La difficoltà vera sta nel perseverare, cioè nell’agire in modo costante e metodico al fine di attuare tutti i passi della strategia e raggiungere il risultato finale.
Puntiamo quindi a trovare una formula che ci consenta di agire con costanza ed efficacia, giorno per giorno, in modo da perseguire le nostre mete fino in fondo. Ma poco fa ti ho appena ricordato come la qualità e il tipo di azione che intraprendi dipendano esclusivamente dallo stato d’animo nel quale ti trovi. E allora quando diciamo che abbiamo bisogno di una formula che ci consenta di agire in modo costante ed efficace, stiamo dicendo più precisamente che abbiamo bisogno di trovare un sistema che ci consenta di creare il giusto stato d’animo che ci spinge a dedicarci con passione al nostro obiettivo. E questa formula deve essere ripetibile, cioè deve permetterci di ricreare quello stato d’animo tutte le volte che lo desideriamo. Per inciso, lo stato d’animo che ci spinge a dedicarci al nostro obiettivo ha un nome preciso e si chiama “motivazione”.
Chiediamoci quindi: cosa ci spinge ad essere motivati e come possiamo fare in modo di motivarci costantemente? In effetti la principale causa per cui le persone non riescono a raggiungere i propri obiettivi, è la perdita della motivazione.
Facciamo un esempio. Supponi di essere in sovrappeso. Una bella mattina ti guardi allo specchio e noti quanto è cresciuta la tua pancia. Ti sposti di profilo e noti quanto è orrendo quello “zaino” che sporge in avanti. Poi pensi che se continui così farai fatica a salire le scale. Ad un certo punto esclami: “basta, adesso devo dimagrire!”. Complimenti: hai trovato una motivazione, cioè sei riuscito a produrre in te lo stato d’animo che ti spinge a metterti a dieta.
E così inizi la tua dieta e il primo giorno non sgarri di un grammo; il secondo giorno però ti concedi un dolcetto; al terzo giorno hai già dimenticato il fastidio che ti procurava la tua immagine allo specchio e torni a mangiare normalmente; il quarto giorno, innervosito dal fatto che hai perso la tua sfida, mangi il doppio del giorno prima. Perché hai fallito? Semplicemente perché hai perso le motivazioni, cioè non sei più riuscito a riprodurre quello stato d’animo che ti spingeva a mangiare di meno. E ti chiedo ancora: ma perché hai perso le motivazioni? Cosa ha fatto in modo che tu non provassi più quello stato d’animo? La risposta è semplicissima: hai perso le motivazioni perché non ti sei più guardato allo specchio e non lo hai fatto nello stesso modo in cui lo avevi fatto il primo giorno (cioè girandoti di profilo, pensandoti mentre sali le scale affaticato e facendo quella determinata esclamazione).
Uhm, temo di averti confuso un po’. Forse stai pensando che non possa essere così semplice. Allora procediamo per gradi. Seguimi nel discorso.
Innanzitutto nota bene l’espressione che ho usato nel periodo precedente: ho detto “non sei riuscito a riprodurre lo stato d’animo”. Eh già, perché lo stato d’animo è prodotto da noi stessi. Siamo noi che decidiamo di “metterci” in una determinata condizione mentale. E lo facciamo attraverso delle sequenze di pensieri e interpretando gli stimoli esterni.
Nel caso della dieta ho ipotizzato che le motivazioni siano scaturite dalla visione della tua immagine allo specchio e da una serie di pensieri e di azioni che tu hai compiuto: questa sequenza di azioni e pensieri genera uno stato d’animo di disapprovazione per la tua condizione fisica; questo stato d’animo ti crea le motivazioni ad agire: ti vedi brutto, quindi provi dolore. E questo dolore ti dà la forza di agire e di cambiare le cose. Ma – ricorda bene - non è l’immagine in sé che ti induce lo stato d’animo, bensì il significato che tu le attribuisci. Magari ti sei visto cento volte allo specchio nell’ultimo mese, ma non hai mai provato il desiderio di metterti a dieta. Infatti il nostro cervello deve sempre attribuire un significato ad ogni stimolo ricevuto dall’esterno ed è proprio questo significato che ci induce uno stato d’animo. Più volte nei post passati ho spiegato come ogni stato d’animo sia la conseguenza NON di ciò che ci succede, ma del modo in cui interpretiamo ciò che ci succede: in questo post (che ti invito a rileggere) spiegavo come uno stesso stimolo esterno potesse indurci due stati d’animo contrastanti; proprio perché quello stimolo, a seconda della situazione, poteva assumere un significato diverso.
Quindi la nostra immagine allo specchio ad un certo punto ci procura dolore. Verrebbe da chiedersi: “perché tutte le altre volte che mi sono specchiato non ho avvertito lo stesso dolore?” O magari “perché le altre volte provavo un senso di disapprovazione, ma non al punto da spingermi con forza a mettermi a dieta”? Perché evidentemente è accaduto qualcos’altro. Hai ricevuto una particolare sequenza di stimoli esterni ed hai immaginato determinate cose e tale “combinazione di segnali” ha fatto scattare quello stato d’animo. Nel nostro esempio è accaduto che 1) ti sei guardato allo specchio ed hai considerato negativa la tua immagine, 2) ti sei girato di profilo provando maggior disappunto 3) hai riflettuto sulle conseguenze del tuo comportamento immaginandoti mentre salivi le scale affannato 4) la tua voce interna ha esclamato “basta, adesso devo dimagrire!”. E questa sequenza di stimoli è stata sufficiente a procurarti una condizione di motivazione verso la dieta.
L’aspetto meraviglioso della nostra mente è che, se ripetiamo esattamente la sequenza di stimoli che ci ha generato un determinato stato d’animo, proveremo nuovamente quello stesso stato d’animo. Provare per credere!
E’ come se ogni stato d’animo avesse una ricetta ben precisa: se mettiamo gli stessi ingredienti, nelle stesse quantità, otteniamo lo stesso risultato finale.
Allora, tornando ai tuoi obiettivi reali, se sei stato motivato solo per qualche giorno e una bella mattina hai pensato che invece sarebbe stato meglio desistere, evidentemente è successo qualcosa che ha "rotto l'incantesimo". Ma cosa è successo? Semplice! Nei giorni precedenti hai fatto qualcosa che ti ha messo in uno stato d’animo di motivazione e che quindi ti ha permesso di dedicarti al tuo obiettivo. E cosa hai fatto di preciso per ottenere motivazione? Beh questo io non posso saperlo e devi scoprirlo tu. Devi individuare le tue personalissime ricette per riprodurre un certo stato d’animo.
Così la persona a dieta al terzo giorno si arrende perché non ha ripetuto la sequenza che gli dava le giuste motivazioni. E ti assicuro che se anche il terzo giorno si fosse messa davanti allo specchio e avesse ripetuto l’esatta sequenza, sarebbe riuscita a motivarsi come prima.
Ora guardarsi allo specchio ed immaginarsi affaticati per le scale, potrebbe non funzionare per tutti. Perché ognuno di noi ha una precisa strategia per procurarsi una determinata condizione mentale.
Anche tu hai una precisa ricetta per produrre qualsiasi emozione, sensazione e stato d’animo.
Ad esempio ti sei mai chiesto cosa debba accadere affinché tu provi rabbia, ansia, preoccupazione o amore? Ad esempio potresti arrabbiarti quando stai facendo qualcosa di importante ed un tuo familiare fa un rumore insopportabile. Magari non ti arrabbi subito, ma solo dopo aver chiesto al tuo familiare di smettere per 3 o 4 volte, senza aver ottenuto risultato. Magari ti arrabbi quando, dopo aver chiesto 4 volte al tuo familiare di smettere di far rumore, lui per tutta risposta ti manda a quel paese. Sta di fatto che esiste una precisa ricetta di stimoli che devono ripetersi affinché tu provi rabbia. Nell’ordine: 1) un tuo familiare deve fare rumore mentre sei concentrato in qualcosa di importante 2) tu devi invitarlo per 4 volte a piantarla senza ottenere risultato 3) lui deve mandarti a quel paese.
Ora se lui smette di fare rumore quando tu glielo chiedi per la seconda volta, la ricetta non viene portata a termine e tu non hai nessuna ragione per arrabbiarti. Non provi quello stato d’animo perché non sono stati completati tutti i passi della tua personalissima ricetta per produrre rabbia. Ovviamente puoi arrabbiarti in mille altri modi diversi, ma in ogni caso ci sarà sempre un determinata sequenza di stimoli esterni e di pensieri che ti produrranno quella condizione mentale.
Allora capisci che se vuoi acquisire costanza nel fare una cosa, devi capire qual è la ricetta che ti motiva a fare quella determinata cosa. E anche se in un certo momento sei stanco, o depresso o preoccupato, ti basterà ripetere quella sequenza di stimoli e pensieri (cioè la tua ricetta) per riguadagnare istantaneamente la tua motivazione.
Nei prossimi post ti spiegherò perché il nostro cervello, sollecitato da una stessa sequenza di stimoli, risponde rigenerando gli stessi stati d’animo. Inoltre vedremo in dettaglio la natura di questi stimoli e come combinarli tra loro nel modo migliore.
Intanto un esercizio eccellente è cercare di scoprire cosa deve accadere per provare motivazione verso un obiettivo. Basta che tu ti chieda: quando quella volta ho lavorato con entusiasmo al mio progetto, cosa è successo? Ho visto, udito o sentito qualcosa? O fatto determinati pensieri? Come ho combinato tra loro stimoli esterni ed interni? Ed anche: quali erano le submodalità dei miei stimoli interni?
Io per esempio ho una precisa strategia per indurmi lo stato d’animo che mi consente di scrivere un post su questo blog. Infatti non sempre ho voglia di scrivere un post, magari perché sono stanco dopo una giornata lavoro o perché sto facendo qualcosa di diverso che mi appassiona. Ma so come trovare istantaneamente il desiderio di scrivere: e quando voglio indurmi questo desiderio apro la mia casella di posta elettronica e rileggo una delle tante mail di lettori che mi ringraziano per le cose che scrivo. Ciò mi fa provare gioia, ma spesso non è sufficiente. Allora leggo i commenti scritti in risposta ai miei post. Ciò aumenta ancora il senso di gioia e gratitudine, ma non è sufficiente a motivarmi. Allora vedo la data dell’ultimo post e conto i giorni che sono passati dall’ultimo argomento che ho trattato. E quando noto che sono passati parecchi giorni, inizia a nascere in me la tentazione di scrivere qualcosa di nuovo… Ma potrebbe non essere ancora sufficiente. E allora immagino due o trecento persone che da una settimana si collegano sul mio blog e notano dispiaciuti che non è stato ancora aggiornato. E allora quest’ultimo pensiero mi crea una forte motivazione che mi fa precipitare sulla tastiera del computer. E badate: non mi metto a scrivere a malincuore! La ricetta precisa che applico mi genera un'enorme gioia, sapendo che parlerò di un nuovo argomento che potrà essere di aiuto a tante persone. Non mi sto forzando, non sto applicando la forza di volontà. Lo farei se scrivessi un post mentre mi trovo in uno stato d’animo che mi spinge a fare qualcos’altro (ad esempio guardare la TV o uscire con gli amici). Ma io applico una ricetta precisa, con ingredienti precisi (leggere le mail, i commenti, contare i giorni dall’ultimo post, infine immaginare tante persone deluse che aspettano un nuovo argomento) che mi fa desiderare veramente di scrivere qualcosa. Quindi l’azione che scaturisce da questo stato d’animo diventa piacevole e gratificante.
P.S.: ho parlato di 200-300 persone perché, dalle statistiche del sito, è questo il numero di lettori affezionati che si collega almeno una volta alla settimana sul mio blog. E di questa fiducia, ovviamente, vi ringrazio con tutto il cuore.
martedì 15 settembre 2009
La forza che ci spinge a cambiare
Nei post precedenti ti ho aiutato a definire una “lista dei sogni” e ti ho invitato a scegliere quattro o cinque obiettivi da perseguire nei prossimi mesi. Avere uno scopo preciso da raggiugnere è già un ottimo punto di partenza: sappiamo precisamente dove vogliamo arrivare e ciò ci permette di intuire quale strada dovremo seguire. Ma avere un obiettivo preciso potrebbe non essere sufficiente a trovare le giuste motivazioni per dedicarci con continuità al raggiungimento delle nostre mete. Dobbiamo quindi trovare un sistema per motivarci, in modo da riuscire ad avere la costanza di portare avanti i nostri progetti, la forza d’animo per far fronte agli imprevisti e l’elasticità per poter cambiare le nostre azioni in corso d’opera qualora le cose non dovessero andare secondo previsioni.
Ma come facciamo a trovare la spinta giusta che ci consentirà di dedicarci con convinzione alla realizzazione dei nostri sogni? La molla che ci permette di trovare le giuste motivazioni è rappresentata dalla cosiddetta “leva piacere/dolore”.
Il cambiamento avviene quando l’idea di continuare a vivere in una certa condizione provoca un disagio tale che non si può fare a meno di cambiare. In alternativa il cambiamento può avvenire quando il piacere che attribuiamo al raggiungimento di una nuova condizione è talmente allettante da spingerci all’azione. Meglio ancora se le due forze agiscono contemporaneamente: quando il dolore per la situazione contingente è insopportabile e contemporaneamente il piacere associato alla nuova condizione è altrettanto allettante, allora non c’è freno che tenga: in questi casi la spinta è talmente forte che il cambiamento può avvenire in pochi istanti.
Facciamo un esempio chiarificatore di come funziona l’equilibrio tra il piacere e il dolore. Immaginiamo un uomo che vive una relazione molto infelice con la propria compagna. Le continue incomprensioni, i litigi frequenti, hanno creato una condizione di forte dolore. Quell’uomo si rende conto che difficilmente riuscirà a raddrizzare il rapporto di coppia, eppure non riesce a trovare la forza di lasciare la propria compagna. Il motivo? Le possibilità sono due: o non sta soffrendo abbastanza, oppure non ha un’alternativa abbastanza piacevole. E’ possibile infatti che l’idea di lasciare la propria compagna provochi nell’uomo una certa dose di dolore che potrebbe manifestarsi sotto forma di sconforto, timore, insicurezza. Ecco alcune domande che quell’uomo potrebbe porsi: “E se dopo averla lasciata iniziassi a soffrire di solitudine?”, “Come farò ad adattarmi ad un nuovo stile di vita dopo tutti questi anni assieme? Sarò in grado di farlo?”, “E se poi non dovessi riuscire a trovare un’altra compagna e fossi costretto a passare il resto della mia vita da solo?”, "E se poi dovessi accorgermi di amarla quando ormai è troppo tardi?". Ecco che in questo caso la paura dell’ignoto, l’ansia che deriva dal dover affrontare una situazione nuova e indefinita, generano una quantità di dolore che va a controbilanciare il dolore che quell’uomo sopporta a causa della sua relazione. In questo caso la persona resta in una condizione di immobilismo, avendo creato una cosiddetta "barriera dolore/dolore": forte sofferenza per la situazione contingente, ma anche una certa quantità di dolore all’idea di cambiare.
E’ probabile che anche tu abbia conosciuto una coppia la cui relazione è durata per mesi (se non per anni), seppur fosse evidente che quelle due persone soffrissero molto nello stare assieme. In questi casi è molto probabile che entrambe le persone fossero incapaci di effettuare un cambiamento perché incastrate nella barriera dolore/dolore. Questo tipo di relazioni crea forti frustrazioni, tant’è vero che, nella maggior parte dei casi, prima o poi uno dei due si decide a lasciare il partner. E cosa avviene in quella persona quando decide di cambiare vita? Le possibilità sono sempre due. Il dolore associato alla vita di coppia potrebbe essere aumentato a dismisura: le continue incomprensioni, l’insofferenza per il partner può raggiungere un livello tale da superare la “paura dell’ignoto” ossia il dolore associato al cambiamento e al dover affrontare una situazione nuova. Ecco che il dolore causato dalla situazione contingente non è più in equilibrio con il dolore che potenzialmente provocherà la condizione futura e in questo caso il cambiamento avviene: c’è sempre una leva che spinge ogni essere umano verso una condizione di minor dolore (o di maggior piacere). Ma potrebbe anche capitare che il dolore legato alla relazione tra i due partner resti sostanzialmente invariato, mentre la quantità di dolore che si trovava sull’altro piatto della bilancia (cioè la paura del nuovo e dell’ignoto) venga sostituita da una condizione che dà piacere. Ciò potrebbe accadere ad esempio se l’uomo conoscesse una nuova donna e si innamorasse di lei. La nuova condizione non sarebbe più codificata come dolorosa (ansia per il nuovo, paura della solitudine etc..), ma al contrario sarebbe interpretata come allettante poiché prefigurerebbe una nuova relazione potenzialmente molto piacevole. Anche in questo caso la bilancia penderebbe a favore del cambiamento e quell’uomo non avrebbe più tanta difficoltà a lasciare la propria compagna.
In conclusione, ogni azione che noi compiamo, in qualsiasi contesto e in qualsiasi momento, è motivata dal fatto che tendiamo sempre ad allontanarci dal dolore e ad avvicinarci al piacere. A volte non siamo motivati ad effettuare un cambiamento: ciò può essere dovuto ad un equilibrio delle forze. Ad esempio ci troviamo già in una condizione piacevole e l‘alternativa, seppur piacevole, non ci darebbe un vantaggio significativo rispetto alla situazione contingente: pertanto associamo piacere sia alla vecchia sia alla nuova condizione e le due forze restano in equilibrio impedendo il cambiamento. Oppure non cambiamo perché proviamo dolore per la condizione nella quale ci troviamo, ma allo stesso tempo proviamo insofferenza anche quando riflettiamo sulle conseguenze del nostro cambiamento. In questo caso sono in equilibrio le due forze del dolore e il cambiamento non avviene perché crediamo che nessuna delle due alternative possa migliorare la nostra condizione.
A questo punto non dovrebbe essere difficile capire quando avviene il cambiamento: ci attiviamo per cambiare lo stato delle cose quando c’è uno squilibrio tra le due forze: o perché soffriamo di più a non agire piuttosto che a cambiare, o perché proviamo più piacere all’idea di cambiare piuttosto che rimanere immobili o perché (situazione ideale) proviamo dolore per la condizione contingente e piacere per la nuova condizione che raggiungeremo.
Questo è il motivo per cui, se anche in passato ti sei posto degli obiettivi, ad un certo punto hai preferito abbandonare il progetto in corsa e dedicarti ad altro. Perché l’equilibrio dolore/piacere non era tale da spingerti ad agire o perché tale equilibrio, mutando nel tempo, non ti ha permesso di perseguire con costanza il tuo obiettivo. Infatti la valutazione del piacere e del dolore non è un’analisi oggettiva. Si tratta di un’interpretazione del tutto personale e pertanto può cambiare da un momento all’altro, in base alla nostra esperienza e alle nostre convinzioni. Ad esempio se in passato hai rinunciato ad un progetto perché avevi paura di fallire (dolore per la nuova condizione) oggi, alla luce della tua esperienza e delle tue nuove convinzioni, potresti essere più consapevole delle tue capacità e non temere il fallimento. Questa nuova valutazione ti porterebbe a diminuire il dolore associato alla nuova condizione e a spostare l’equilibrio verso il cambiamento.
Ma torniamo ai nostri obiettivi e a come sfruttare la leva piacere/dolore per trovare le giuste motivazioni. Per perseguire con costanza i quattro o cinque obiettivi che abbiamo scelto dobbiamo cercare di condizionarci in modo tale da associare molto dolore all’idea di non agire e al tempo stesso molto piacere all’idea di realizzare i nostri obiettivi. Come detto la valutazione piacere/dolore è puramente soggettiva e pertanto siamo noi a decidere quanto dolore vogliamo attribuire alla condizione nella quale ci troviamo e quanto piacere attribuire alla condizione che otterremo. Alterando l’equilibrio tra il piacere e il dolore possiamo creare lo stato d’animo più utile per perseguire i nostri obiettivi.
Ma come possiamo agire praticamente sull’equilibrio piacere/dolore? Il modo per farlo è il seguente. Per ognuno dei 4 o 5 obiettivi che hai scelto effettua le seguenti operazioni (se non hai ancora scelto i tuoi obiettivi rileggi gli ultimi post):
- Prendi il foglio sul quale hai descritto il tuo obiettivo e le caratteristiche dello stesso.
- Scrivi tutto il dolore che dovrai sopportare se non decidessi di agire. Per facilitarti il compito ho preparato alcune domande alle quali puoi rispondere per iscritto sul tuo foglio: "Quanto mi costerà se non attuerò questo cambiamento? Cosa mi perdo nella mia vita se rimango in questa situazione di immobilismo? Quali svantaggi otterrei dal punto di vista fisico, mentale, finanziario, emotivo, spirituale se non decidessi di dedicarmi al mio obiettivo? E quali conseguenze sulla mia autostima?" Prova a proiettarti nel futuro di uno, cinque, dieci e venti anni, immaginando di non aver fatto nulla per perseguire il tuo obiettivo e rispondi alle seguenti domande: "Come mi sentirei tra un anno se non avessi fatto nulla per raggiungere il mio obiettivo? E quale sarebbe il mio stato d’animo se fra cinque anni mi trovassi ancora al punto di partenza? Sarei felice, mi sentirei realizzato, avrei dei rimpianti, delle recriminazioni o dei rimorsi? E quali sensazioni potrei provare tra dieci anni? Potrei ritenermi un fallito? La fiducia in me stesso e nelle mie capacità potrebbe subire delle conseguenze? In che modo non perseguire il mio obiettivo potrebbe peggiorare il mio livello di benessere? Potrei causare danni o sofferenze anche alle persone care?". Lo scopo è accumulare una buona dose di dolore da collegare all’idea di non agire. Sta a te trovare le parole corrette, individuare “le giuste corde da pizzicare” per amplificare il tuo senso di dolore e insoddisfazione per la condizione attuale (del resto chi meglio di te può conoscere ciò che ti fa star male e ciò che ti fa star bene?). Quindi rispondi alle domande come se avessi davanti a te la tua stessa persona e dovessi cercare di convincerla ad agire, perché restare in una situazione di immobilismo è la cosa più sbagliata che possa fare.
- Ma per creare un effetto migliore possiamo anche associare molto piacere alla condizione futura. A tal fine risponderemo (sempre per iscritto) alle seguenti domande: "Quali vantaggi potrei ottenere se operassi questo cambiamento? Quali piacevoli e importanti conseguenze otterrei dal punto di vista mentale, fisico, finanziario, emotivo e spirituale? Quali vantaggi otterrebbero la mia famiglia e tutte le persone a me care? Quanto mi sentirò felice e quali altre piacevoli sensazioni proverò? Quale sarà il livello di fiducia in me stesso, la mia autostima, il mio livello generale di benessere tra uno, cinque, dieci e vent’anni se decidessi di perseguire con costanza il mio obiettivo?". Come per il punto precedente, la raccomandazione è quella di trovare le giuste parole che ti aiutino a provare un forte piacere all’idea di raggiungere la tua meta.
Tutto ciò che abbiamo scritto sul nostro foglio, dalla descrizione dell’obiettivo alla lista del piacere e del dolore, dovrà essere riletto con intensità e partecipazione nei giorni futuri. Nei primi tempi è importante rileggere quanto scritto con una certa frequenza, cercando di condizionare il più possibile la nostra mente ad associare dolore alla condizione contingente e piacere alla condizione futura. Il nostro foglio va riletto ogni volta che noteremo anche un minimo calo di motivazione. Questo è il primo passo per trovare la spinta giusta ad agire. In futuro vedremo anche come adottare degli opportuni stratagemmi per recuperare in pochi istanti le giuste motivazioni e il giusto spirito.