In questo post farò ulteriori precisazioni sull’argomento introdotto nell’ultimo articolo. Ti ho parlato di precise sequenze di stimoli (che ho chiamato “ricette”) che generano uno stato d’animo e ti ho spiegato che, ogni volta che ripetiamo queste ricette, riusciamo ad indurci automaticamente quel determinato stato d’animo. In particolare ho fatto riferimento a delle precise strategie per indurci una forte motivazione che ci consenta quindi di dedicarci con costanza e metodo ai nostri obiettivi.
Ma se ricordi bene, in uno degli ultimi post, avevo parlato di una strategia motivazionale incentrata sull’analisi razionale degli aspetti negativi connessi al “non agire” e degli aspetti positivi legati all’azione. In pratica avevo spiegato come ogni volta che siamo motivati (e quindi ogni volta che agiamo) si verifica nel nostro cervello un processo che consente di associare dolore al nostro “stato di immobilismo” e piacere all’idea di agire per raggiungere la meta.
Nell’ultimo post invece ti ho chiesto di individuare una precisa ricetta che ti consenta di recuperare quasi istantaneamente lo stato d’animo di motivazione senza riflettere approfonditamente sul dolore connesso al “non agire“ e sul piacere dell’azione. Allora sto parlando di due processi diversi o alternativi? No, sto parlando della stessa cosa: sto sviluppando lo stesso concetto, ma lo sto affrontando da due prospettive diverse in modo da renderlo più comprensibile.
Cerco di fare un po’ di ordine. Ormai è chiaro che agiamo nel momento in cui il dolore per la situazione contingente supera il limite di sopportazione e (alternativamente o contestualmente) il piacere per la condizione futura diventa particolarmente allettante. Ma quando ci sottoponiamo ad una sequenza di stimoli esterni ed interni che ci spingono ad agire, stiamo praticamente applicando lo stesso processo: aumentiamo volutamente il dolore per la condizione contingente e/o aumentiamo il piacere per la condizione potenziale. Chiariamo il tutto con l'immancabile esempio.
Nel post precedente ho descritto il caso di una persona che, una bella mattina, decide di mettersi a dieta. In quell’esempio ho elencato una serie di stimoli che avevano creato una forte motivazione in quella persona: guardasi allo specchio, girarsi di profilo facendo aumentare il proprio disappunto, immaginarsi affannato mentre sale le scale e infine esclamare mentalmente una determinata frase. Questo processo, a pensarci bene, non è altro che una sequenza di stimoli che ha generato dolore per la condizione nella quale quella persona si trova. Infatti nel momento in cui quella persona si guarda allo specchio e prova disappunto, non sta facendo altro che provare dolore per il suo aspetto fisico. Quando si immagina affaticato per le scale, non fa altro che provare dolore per quella che sarà la sua condizione futura qualora dovesse continuare ad ingrassare. Invece di un’analisi a tavolino di tutti gli aspetti negativi connessi alla condizione contingente, sono stati sufficienti due o tre stimoli mirati per raggiungere quella determinata soglia di dolore che ha fatto “scattare” lo stato d’animo di motivazione. Quindi, quando parlo di individuare una ricetta che ti consenta di guadagnare rapidamente uno stato di motivazione, ti sto solo suggerendo di individuare una sequenza di stimoli che ti permetta in modo più veloce e pratico di associare dolore alla tua condizione contingente e piacere alla condizione che raggiungerai una volta che avrai portato a compimento il tuo obiettivo.
Allora quale sistema utilizzare per ottenere una forte motivazione che ci spinga a perseguire fino in fondo i nostri obiettivi? E’ evidente come il processo analitico che ti ho invitato a fare nel post del 15 settembre sia molto potente. Infatti, se hai eseguito correttamente l’esercizio, avrai scritto su un foglio tutti gli aspetti dolorosi che comporterebbe il rimanere ancorato alla tua situazione contingente. Ti ho chiesto di elencare le conseguenze negative che il permanere in uno stato di inattività avrebbe avuto sulla tua autostima, sugli aspetti fisici, emotivi e spirituali. Contestualmente ti ho chiesto di descrivere tutto il piacere che deriverebbe dal raggiungere gli obiettivi: hai scritto tutte le conseguenze positive che otterrai dal punto di vista materiale e spirituale, hai descritto il senso di gioia e di soddisfazione che ne conseguirà, hai toccato con mano il piacere di sentirti realizzato e le conseguenze positive che tale realizzazione avrebbero su di te e sulle persone a te vicine. Intuisci quindi come svolgendo correttamente questo esercizio (intendendo con ciò soprattutto la capacità di immedesimarti in ciò che hai descritto, cioè di provare veramente quel dolore e quel piacere) puoi davvero generare in te un forte stato di motivazione.
Ma al tempo stesso mi rendo conto che, una volta che quella motivazione va smorzandosi con il tempo, non è facile decidere arbitrariamente di riprendere in mano il foglio che contiene quella serie di osservazioni e rileggerlo con partecipazione, immaginando tutto il dolore di rimanere inattivi e tutto il piacere connesso al raggiungimento degli obiettivi. Perché, come spiegato ampiamente nell’ultimo post, ogni nostra azione dipende dallo stato d’animo nel quale ci troviamo. E allora se stai guardando un film in TV e ti trovi in uno stato d’animo di apatia, come potresti mai immaginare di trovare la forza di andare a recuperare il foglio dell’"esercizio dolore/piacere" e rileggerlo cercando di generare in te lo stato d’animo di motivazione? Evidentemente lo stato di apatia nel quale ti trovi avrà il sopravvento e dirigerà le tue azioni in modo diverso. Che tu ti senta apatico, stanco o insoddisfatto, non troverai mai la forza di alzarti, metterti alla scrivania e rileggere il foglio in cui ha elencato tutto il dolore che deriverà dal continuare a rimanere inattivo. Ecco quindi che, per recuperare istantaneamente la motivazione, hai bisogno di una strategia più veloce: hai bisogno di individuare quella giusta sequenza di stimoli interni ed esterni che ti inducono motivazione. In questo caso diventa utilissimo individuare ed applicare quelle famose ricette rapide di cui ho parlato nell’ultimo post. E sono tanto più efficaci, quanto più queste ricette sono basate su stimoli interni (cioè su sequenze precise di pensieri). E questo perché ognuno di noi non può smettere di pensare, in qualsiasi stato d’animo nel quale si trova: la nostra mente è sempre attraversata da pensieri, sia che siamo depressi, sia che siamo euforici. La differenza sta nel tipo di pensieri, nel senso che chi è depresso vede più frequentemente nella sua mente delle immagini che gli causano dolore e chi è gioioso pensa a qualcosa che gli dà piacere. Ma sempre di pensieri si tratta, cioè di immagini, suoni e sensazioni che si costruiscono all’interno della nostra mente. E poiché siamo noi a gestire la nostra mente (e non viceversa) abbiamo sempre il potere di dirigere questi pensieri nel modo a noi più conveniente. Allora anche se ci troviamo in uno stato d’animo di apatia, non ci costa davvero nulla iniziare a pensare ad altro.
Così quella persona che voleva dimagrire può volutamente immaginarsi affaticata per le scale oppure di fronte ad uno specchio mentre prova disappunto. Perché sa già che questa sequenza di immagini ha già funzionato una volta. E quanto più ripeterà in modo preciso quella sequenza di pensieri che ha già dato dei risultati, tanto più noterà magicamente un cambiamento repentino di stato d’animo: ed ecco che la motivazione inizierà a scorrere nel suo organismo. E dopo un po’ non potrà fare a meno di chiedersi: “ma cosa diavolo ci faccio ancora davanti alla TV?”. E non saprà resistere alla tentazione di spegnere il televisore e magari andare a fare trenta minuti di corsa nel parco, in modo da perseguire il suo obiettivo originario di dimagrire.
Se poi una volta che hai messo in moto il meccanismo che attiva la “motivazione” ti concedi anche cinque minuti per rileggere il tuo esercizio del dolore/piacere già svolto in passato, allora davvero non ci sarà nulla che possa impedirti di dedicarti al tuo progetto.
Ma perché questo processo funziona? Perché il nostro cervello tende sempre a semplificare. Se il cervello dovesse, ogni volta che è sottoposto ad uno stimolo esterno, effettuare una valutazione minuziosa di quello stimolo per decidere come “reagire”, spenderebbe tantissime risorse. E’ facile intuire come la nostra vita diventerebbe invivibile se, anche per un’azione stupida come alzarsi per fare una telefonata, il nostro cervello dovesse applicare un processo analitico complesso per valutare quali sono gl svantaggi connessi al non agire e i vantaggi connessi all’agire. Negli anni abbiamo quindi creato una sorta di “scorciatoie”, cioè strumenti che permettono al nostro cervello di fare delle valutazioni istantanee. Chi mastica un po’ di informatica sa cosa si intende con il termine “shortcut”: sono delle combinazioni di tasti che, se applicate, ci permettono di fare delle operazioni complesse. Ad esempio per fare il “copia e incolla” di un testo da un’applicazione puoi premere Ctrl-C invece di effettuare un’operazione più laboriosa accedendo a vari menu con il mouse. Così anche il nostro cervello ha degli shortcut, ossia delle combinazioni di segnali che attivano rapidamente uno stato d’animo. Ciò serve al nostro cervello per reagire rapidamente ad ogni contesto, senza perdere tempo in complesse elaborazioni delle informazioni che riceve. Questi shortcut sono quindi dei sistemi utilizzati dal nostro cervello per semplificarsi la vita. Allora perché non utilizzarli a nostro vantaggio? Molte persone ignorano quali siano i propri shortcut (cioè quelle famose ricette che attivano determinati stati d’animo), ma sarebbe davvero utile scoprirne quanti più possibile, in modo da richiamare in ogni istante lo stato d’animo più utile per il tipo di situazione che ci troviamo ad affrontare.
Faccio un ultimo esempio: ti è mai capitato di innervosirti quando ascolti qualcuno che parla con un certo tono di voce, anche se non si rivolge direttamente a te? Penso proprio di si. Probabilmente in passato, hai provato stress mentre interagivi con una persona che si rivolgeva a te con quel determinato tono di voce. Ora il tuo cervello appena sente una persona, anche estranea, che parla con quel tono di voce automaticamente genera quello stato d’animo di nervosismo. Immagina di stare in fila alle poste ed un signore dietro di te si rivolge ad un altro con tono insolente e impertinente. Non avresti alcun bisogno di innervosirti, perché il tuo cervello potrebbe valutare che quel segnale non è diretto a te o che forse quella persona potrebbe avere i suoi buoni motivi per parlare in quel modo. Eppure faresti di tutto per zittire quella voce. Perché? Perché se il cervello facesse continuamente elaborazioni di questo tipo spenderebbe troppe risorse, per cui preferisce attivare immediatamente lo stato d’animo che ritiene consono a quel segnale che sta ricevendo, anche se non è indicato per quella situazione. Così appena ascolti quella voce con quel particolare tono insolente, automaticamente ti innervosisci... E’ appunto uno shortcut, una scorciatoia del tuo cervello.
Allora la domanda è questa: perché non utilizzare questa caratteristica della mente a nostro vantaggio? La maggior parte degli shortcut sono composti da pochi segnali. Puoi scoprire ad esempio che per trovare le giuste motivazioni per dedicarti ad un progetto può essere sufficiente visualizzare mentalmente due o tre immagini. Allora appena applichi la giusta sequenza... il gioco è fatto. Oppure potrebbe bastarti ascoltare un suono, una musica o fare un piccolo gesto come mettersi di profilo davanti allo specchio…
Scopri il modo per entrare e uscire rapidamente da ogni stato d’animo e troverai il modo per gestire le tue azioni.
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sabato 3 ottobre 2009
domenica 27 settembre 2009
La ricetta della motivazione
Nel corso di questo viaggio alla scoperta delle nostre potenzialità ho più volte fatto riferimento all’importanza degli stati d’animo. Ho spiegato come il tipo e la qualità delle azioni che compiamo dipenda esclusivamente dallo stato d’animo nel quale ci troviamo.
Facciamo un esempio: se in questo momento ti telefona un amico e ti chiede di accompagnarlo a fare un servizio, la tua risposta (e quindi l’azione che intraprenderai) dipenderà esclusivamente dallo stato d’animo nel quale ti trovi (o dallo stato d’animo che il tuo amico riesce ad indurti). Così se ti senti stanco gli risponderai che “non ce la fai ad accompagnarlo perché hai bisogno di riposarti”. Se invece sei stato tutto il giorno in casa e sei nella condizione di chi non vede l’ora di prendere un po’ d’aria, gli chiederai di “passarti a prendere il prima possibile”. Oppure potresti ricordarti di essere in debito verso il tuo amico e quindi la sua richiesta potrebbe indurti uno stato d’animo di accondiscendenza che ti spingerebbe ad accettare l’invito, anche qualora dovessi sentirti stanco. Oppure potresti essere preoccupato per questioni che nulla hanno a che vedere col tuo amico e allora potresti chiedergli di “rimandare l’impegno di qualche ora”, quando avrai avuto modo di risolvere le questioni che ti preoccupano. Come vedi di fronte ad una sollecitazione esterna (come può essere l’invito di un amico), la tua risposta e l’azione che ne consegue (accettare, rifiutare, rimandare …) non è prestabilita, ma dipende dal tuo stato d’animo, ossia dalla condizione psicologica nella quale ti trovi.
In generale quindi, il tuo stato d’animo condiziona il tipo di azione che intraprendi e, ovviamente, la qualità di quella azione.
Ma cosa c’entra questa osservazione con il discorso sugli obiettivi che abbiamo affrontato negli ultimi post? Semplice! Se hai seguito tutte le istruzioni descritte nei post degli ultimi mesi, è probabile che tu abbia notato come la difficoltà più grande non sia riuscire a trovare il tempo per stabilire i tuoi obiettivi o per definire una strategia. E non è nemmeno tanto difficile mettere in pratica i primi passi di quella strategia, soprattutto nei primi giorni, quando l’euforia e l’entusiasmo sono ancora in circolo nel tuo organismo. La difficoltà vera sta nel perseverare, cioè nell’agire in modo costante e metodico al fine di attuare tutti i passi della strategia e raggiungere il risultato finale.
Puntiamo quindi a trovare una formula che ci consenta di agire con costanza ed efficacia, giorno per giorno, in modo da perseguire le nostre mete fino in fondo. Ma poco fa ti ho appena ricordato come la qualità e il tipo di azione che intraprendi dipendano esclusivamente dallo stato d’animo nel quale ti trovi. E allora quando diciamo che abbiamo bisogno di una formula che ci consenta di agire in modo costante ed efficace, stiamo dicendo più precisamente che abbiamo bisogno di trovare un sistema che ci consenta di creare il giusto stato d’animo che ci spinge a dedicarci con passione al nostro obiettivo. E questa formula deve essere ripetibile, cioè deve permetterci di ricreare quello stato d’animo tutte le volte che lo desideriamo. Per inciso, lo stato d’animo che ci spinge a dedicarci al nostro obiettivo ha un nome preciso e si chiama “motivazione”.
Chiediamoci quindi: cosa ci spinge ad essere motivati e come possiamo fare in modo di motivarci costantemente? In effetti la principale causa per cui le persone non riescono a raggiungere i propri obiettivi, è la perdita della motivazione.
Facciamo un esempio. Supponi di essere in sovrappeso. Una bella mattina ti guardi allo specchio e noti quanto è cresciuta la tua pancia. Ti sposti di profilo e noti quanto è orrendo quello “zaino” che sporge in avanti. Poi pensi che se continui così farai fatica a salire le scale. Ad un certo punto esclami: “basta, adesso devo dimagrire!”. Complimenti: hai trovato una motivazione, cioè sei riuscito a produrre in te lo stato d’animo che ti spinge a metterti a dieta.
E così inizi la tua dieta e il primo giorno non sgarri di un grammo; il secondo giorno però ti concedi un dolcetto; al terzo giorno hai già dimenticato il fastidio che ti procurava la tua immagine allo specchio e torni a mangiare normalmente; il quarto giorno, innervosito dal fatto che hai perso la tua sfida, mangi il doppio del giorno prima. Perché hai fallito? Semplicemente perché hai perso le motivazioni, cioè non sei più riuscito a riprodurre quello stato d’animo che ti spingeva a mangiare di meno. E ti chiedo ancora: ma perché hai perso le motivazioni? Cosa ha fatto in modo che tu non provassi più quello stato d’animo? La risposta è semplicissima: hai perso le motivazioni perché non ti sei più guardato allo specchio e non lo hai fatto nello stesso modo in cui lo avevi fatto il primo giorno (cioè girandoti di profilo, pensandoti mentre sali le scale affaticato e facendo quella determinata esclamazione).
Uhm, temo di averti confuso un po’. Forse stai pensando che non possa essere così semplice. Allora procediamo per gradi. Seguimi nel discorso.
Innanzitutto nota bene l’espressione che ho usato nel periodo precedente: ho detto “non sei riuscito a riprodurre lo stato d’animo”. Eh già, perché lo stato d’animo è prodotto da noi stessi. Siamo noi che decidiamo di “metterci” in una determinata condizione mentale. E lo facciamo attraverso delle sequenze di pensieri e interpretando gli stimoli esterni.
Nel caso della dieta ho ipotizzato che le motivazioni siano scaturite dalla visione della tua immagine allo specchio e da una serie di pensieri e di azioni che tu hai compiuto: questa sequenza di azioni e pensieri genera uno stato d’animo di disapprovazione per la tua condizione fisica; questo stato d’animo ti crea le motivazioni ad agire: ti vedi brutto, quindi provi dolore. E questo dolore ti dà la forza di agire e di cambiare le cose. Ma – ricorda bene - non è l’immagine in sé che ti induce lo stato d’animo, bensì il significato che tu le attribuisci. Magari ti sei visto cento volte allo specchio nell’ultimo mese, ma non hai mai provato il desiderio di metterti a dieta. Infatti il nostro cervello deve sempre attribuire un significato ad ogni stimolo ricevuto dall’esterno ed è proprio questo significato che ci induce uno stato d’animo. Più volte nei post passati ho spiegato come ogni stato d’animo sia la conseguenza NON di ciò che ci succede, ma del modo in cui interpretiamo ciò che ci succede: in questo post (che ti invito a rileggere) spiegavo come uno stesso stimolo esterno potesse indurci due stati d’animo contrastanti; proprio perché quello stimolo, a seconda della situazione, poteva assumere un significato diverso.
Quindi la nostra immagine allo specchio ad un certo punto ci procura dolore. Verrebbe da chiedersi: “perché tutte le altre volte che mi sono specchiato non ho avvertito lo stesso dolore?” O magari “perché le altre volte provavo un senso di disapprovazione, ma non al punto da spingermi con forza a mettermi a dieta”? Perché evidentemente è accaduto qualcos’altro. Hai ricevuto una particolare sequenza di stimoli esterni ed hai immaginato determinate cose e tale “combinazione di segnali” ha fatto scattare quello stato d’animo. Nel nostro esempio è accaduto che 1) ti sei guardato allo specchio ed hai considerato negativa la tua immagine, 2) ti sei girato di profilo provando maggior disappunto 3) hai riflettuto sulle conseguenze del tuo comportamento immaginandoti mentre salivi le scale affannato 4) la tua voce interna ha esclamato “basta, adesso devo dimagrire!”. E questa sequenza di stimoli è stata sufficiente a procurarti una condizione di motivazione verso la dieta.
L’aspetto meraviglioso della nostra mente è che, se ripetiamo esattamente la sequenza di stimoli che ci ha generato un determinato stato d’animo, proveremo nuovamente quello stesso stato d’animo. Provare per credere!
E’ come se ogni stato d’animo avesse una ricetta ben precisa: se mettiamo gli stessi ingredienti, nelle stesse quantità, otteniamo lo stesso risultato finale.
Allora, tornando ai tuoi obiettivi reali, se sei stato motivato solo per qualche giorno e una bella mattina hai pensato che invece sarebbe stato meglio desistere, evidentemente è successo qualcosa che ha "rotto l'incantesimo". Ma cosa è successo? Semplice! Nei giorni precedenti hai fatto qualcosa che ti ha messo in uno stato d’animo di motivazione e che quindi ti ha permesso di dedicarti al tuo obiettivo. E cosa hai fatto di preciso per ottenere motivazione? Beh questo io non posso saperlo e devi scoprirlo tu. Devi individuare le tue personalissime ricette per riprodurre un certo stato d’animo.
Così la persona a dieta al terzo giorno si arrende perché non ha ripetuto la sequenza che gli dava le giuste motivazioni. E ti assicuro che se anche il terzo giorno si fosse messa davanti allo specchio e avesse ripetuto l’esatta sequenza, sarebbe riuscita a motivarsi come prima.
Ora guardarsi allo specchio ed immaginarsi affaticati per le scale, potrebbe non funzionare per tutti. Perché ognuno di noi ha una precisa strategia per procurarsi una determinata condizione mentale.
Anche tu hai una precisa ricetta per produrre qualsiasi emozione, sensazione e stato d’animo.
Ad esempio ti sei mai chiesto cosa debba accadere affinché tu provi rabbia, ansia, preoccupazione o amore? Ad esempio potresti arrabbiarti quando stai facendo qualcosa di importante ed un tuo familiare fa un rumore insopportabile. Magari non ti arrabbi subito, ma solo dopo aver chiesto al tuo familiare di smettere per 3 o 4 volte, senza aver ottenuto risultato. Magari ti arrabbi quando, dopo aver chiesto 4 volte al tuo familiare di smettere di far rumore, lui per tutta risposta ti manda a quel paese. Sta di fatto che esiste una precisa ricetta di stimoli che devono ripetersi affinché tu provi rabbia. Nell’ordine: 1) un tuo familiare deve fare rumore mentre sei concentrato in qualcosa di importante 2) tu devi invitarlo per 4 volte a piantarla senza ottenere risultato 3) lui deve mandarti a quel paese.
Ora se lui smette di fare rumore quando tu glielo chiedi per la seconda volta, la ricetta non viene portata a termine e tu non hai nessuna ragione per arrabbiarti. Non provi quello stato d’animo perché non sono stati completati tutti i passi della tua personalissima ricetta per produrre rabbia. Ovviamente puoi arrabbiarti in mille altri modi diversi, ma in ogni caso ci sarà sempre un determinata sequenza di stimoli esterni e di pensieri che ti produrranno quella condizione mentale.
Allora capisci che se vuoi acquisire costanza nel fare una cosa, devi capire qual è la ricetta che ti motiva a fare quella determinata cosa. E anche se in un certo momento sei stanco, o depresso o preoccupato, ti basterà ripetere quella sequenza di stimoli e pensieri (cioè la tua ricetta) per riguadagnare istantaneamente la tua motivazione.
Nei prossimi post ti spiegherò perché il nostro cervello, sollecitato da una stessa sequenza di stimoli, risponde rigenerando gli stessi stati d’animo. Inoltre vedremo in dettaglio la natura di questi stimoli e come combinarli tra loro nel modo migliore.
Intanto un esercizio eccellente è cercare di scoprire cosa deve accadere per provare motivazione verso un obiettivo. Basta che tu ti chieda: quando quella volta ho lavorato con entusiasmo al mio progetto, cosa è successo? Ho visto, udito o sentito qualcosa? O fatto determinati pensieri? Come ho combinato tra loro stimoli esterni ed interni? Ed anche: quali erano le submodalità dei miei stimoli interni?
Io per esempio ho una precisa strategia per indurmi lo stato d’animo che mi consente di scrivere un post su questo blog. Infatti non sempre ho voglia di scrivere un post, magari perché sono stanco dopo una giornata lavoro o perché sto facendo qualcosa di diverso che mi appassiona. Ma so come trovare istantaneamente il desiderio di scrivere: e quando voglio indurmi questo desiderio apro la mia casella di posta elettronica e rileggo una delle tante mail di lettori che mi ringraziano per le cose che scrivo. Ciò mi fa provare gioia, ma spesso non è sufficiente. Allora leggo i commenti scritti in risposta ai miei post. Ciò aumenta ancora il senso di gioia e gratitudine, ma non è sufficiente a motivarmi. Allora vedo la data dell’ultimo post e conto i giorni che sono passati dall’ultimo argomento che ho trattato. E quando noto che sono passati parecchi giorni, inizia a nascere in me la tentazione di scrivere qualcosa di nuovo… Ma potrebbe non essere ancora sufficiente. E allora immagino due o trecento persone che da una settimana si collegano sul mio blog e notano dispiaciuti che non è stato ancora aggiornato. E allora quest’ultimo pensiero mi crea una forte motivazione che mi fa precipitare sulla tastiera del computer. E badate: non mi metto a scrivere a malincuore! La ricetta precisa che applico mi genera un'enorme gioia, sapendo che parlerò di un nuovo argomento che potrà essere di aiuto a tante persone. Non mi sto forzando, non sto applicando la forza di volontà. Lo farei se scrivessi un post mentre mi trovo in uno stato d’animo che mi spinge a fare qualcos’altro (ad esempio guardare la TV o uscire con gli amici). Ma io applico una ricetta precisa, con ingredienti precisi (leggere le mail, i commenti, contare i giorni dall’ultimo post, infine immaginare tante persone deluse che aspettano un nuovo argomento) che mi fa desiderare veramente di scrivere qualcosa. Quindi l’azione che scaturisce da questo stato d’animo diventa piacevole e gratificante.
P.S.: ho parlato di 200-300 persone perché, dalle statistiche del sito, è questo il numero di lettori affezionati che si collega almeno una volta alla settimana sul mio blog. E di questa fiducia, ovviamente, vi ringrazio con tutto il cuore.
Facciamo un esempio: se in questo momento ti telefona un amico e ti chiede di accompagnarlo a fare un servizio, la tua risposta (e quindi l’azione che intraprenderai) dipenderà esclusivamente dallo stato d’animo nel quale ti trovi (o dallo stato d’animo che il tuo amico riesce ad indurti). Così se ti senti stanco gli risponderai che “non ce la fai ad accompagnarlo perché hai bisogno di riposarti”. Se invece sei stato tutto il giorno in casa e sei nella condizione di chi non vede l’ora di prendere un po’ d’aria, gli chiederai di “passarti a prendere il prima possibile”. Oppure potresti ricordarti di essere in debito verso il tuo amico e quindi la sua richiesta potrebbe indurti uno stato d’animo di accondiscendenza che ti spingerebbe ad accettare l’invito, anche qualora dovessi sentirti stanco. Oppure potresti essere preoccupato per questioni che nulla hanno a che vedere col tuo amico e allora potresti chiedergli di “rimandare l’impegno di qualche ora”, quando avrai avuto modo di risolvere le questioni che ti preoccupano. Come vedi di fronte ad una sollecitazione esterna (come può essere l’invito di un amico), la tua risposta e l’azione che ne consegue (accettare, rifiutare, rimandare …) non è prestabilita, ma dipende dal tuo stato d’animo, ossia dalla condizione psicologica nella quale ti trovi.
In generale quindi, il tuo stato d’animo condiziona il tipo di azione che intraprendi e, ovviamente, la qualità di quella azione.
Ma cosa c’entra questa osservazione con il discorso sugli obiettivi che abbiamo affrontato negli ultimi post? Semplice! Se hai seguito tutte le istruzioni descritte nei post degli ultimi mesi, è probabile che tu abbia notato come la difficoltà più grande non sia riuscire a trovare il tempo per stabilire i tuoi obiettivi o per definire una strategia. E non è nemmeno tanto difficile mettere in pratica i primi passi di quella strategia, soprattutto nei primi giorni, quando l’euforia e l’entusiasmo sono ancora in circolo nel tuo organismo. La difficoltà vera sta nel perseverare, cioè nell’agire in modo costante e metodico al fine di attuare tutti i passi della strategia e raggiungere il risultato finale.
Puntiamo quindi a trovare una formula che ci consenta di agire con costanza ed efficacia, giorno per giorno, in modo da perseguire le nostre mete fino in fondo. Ma poco fa ti ho appena ricordato come la qualità e il tipo di azione che intraprendi dipendano esclusivamente dallo stato d’animo nel quale ti trovi. E allora quando diciamo che abbiamo bisogno di una formula che ci consenta di agire in modo costante ed efficace, stiamo dicendo più precisamente che abbiamo bisogno di trovare un sistema che ci consenta di creare il giusto stato d’animo che ci spinge a dedicarci con passione al nostro obiettivo. E questa formula deve essere ripetibile, cioè deve permetterci di ricreare quello stato d’animo tutte le volte che lo desideriamo. Per inciso, lo stato d’animo che ci spinge a dedicarci al nostro obiettivo ha un nome preciso e si chiama “motivazione”.
Chiediamoci quindi: cosa ci spinge ad essere motivati e come possiamo fare in modo di motivarci costantemente? In effetti la principale causa per cui le persone non riescono a raggiungere i propri obiettivi, è la perdita della motivazione.
Facciamo un esempio. Supponi di essere in sovrappeso. Una bella mattina ti guardi allo specchio e noti quanto è cresciuta la tua pancia. Ti sposti di profilo e noti quanto è orrendo quello “zaino” che sporge in avanti. Poi pensi che se continui così farai fatica a salire le scale. Ad un certo punto esclami: “basta, adesso devo dimagrire!”. Complimenti: hai trovato una motivazione, cioè sei riuscito a produrre in te lo stato d’animo che ti spinge a metterti a dieta.
E così inizi la tua dieta e il primo giorno non sgarri di un grammo; il secondo giorno però ti concedi un dolcetto; al terzo giorno hai già dimenticato il fastidio che ti procurava la tua immagine allo specchio e torni a mangiare normalmente; il quarto giorno, innervosito dal fatto che hai perso la tua sfida, mangi il doppio del giorno prima. Perché hai fallito? Semplicemente perché hai perso le motivazioni, cioè non sei più riuscito a riprodurre quello stato d’animo che ti spingeva a mangiare di meno. E ti chiedo ancora: ma perché hai perso le motivazioni? Cosa ha fatto in modo che tu non provassi più quello stato d’animo? La risposta è semplicissima: hai perso le motivazioni perché non ti sei più guardato allo specchio e non lo hai fatto nello stesso modo in cui lo avevi fatto il primo giorno (cioè girandoti di profilo, pensandoti mentre sali le scale affaticato e facendo quella determinata esclamazione).
Uhm, temo di averti confuso un po’. Forse stai pensando che non possa essere così semplice. Allora procediamo per gradi. Seguimi nel discorso.
Innanzitutto nota bene l’espressione che ho usato nel periodo precedente: ho detto “non sei riuscito a riprodurre lo stato d’animo”. Eh già, perché lo stato d’animo è prodotto da noi stessi. Siamo noi che decidiamo di “metterci” in una determinata condizione mentale. E lo facciamo attraverso delle sequenze di pensieri e interpretando gli stimoli esterni.
Nel caso della dieta ho ipotizzato che le motivazioni siano scaturite dalla visione della tua immagine allo specchio e da una serie di pensieri e di azioni che tu hai compiuto: questa sequenza di azioni e pensieri genera uno stato d’animo di disapprovazione per la tua condizione fisica; questo stato d’animo ti crea le motivazioni ad agire: ti vedi brutto, quindi provi dolore. E questo dolore ti dà la forza di agire e di cambiare le cose. Ma – ricorda bene - non è l’immagine in sé che ti induce lo stato d’animo, bensì il significato che tu le attribuisci. Magari ti sei visto cento volte allo specchio nell’ultimo mese, ma non hai mai provato il desiderio di metterti a dieta. Infatti il nostro cervello deve sempre attribuire un significato ad ogni stimolo ricevuto dall’esterno ed è proprio questo significato che ci induce uno stato d’animo. Più volte nei post passati ho spiegato come ogni stato d’animo sia la conseguenza NON di ciò che ci succede, ma del modo in cui interpretiamo ciò che ci succede: in questo post (che ti invito a rileggere) spiegavo come uno stesso stimolo esterno potesse indurci due stati d’animo contrastanti; proprio perché quello stimolo, a seconda della situazione, poteva assumere un significato diverso.
Quindi la nostra immagine allo specchio ad un certo punto ci procura dolore. Verrebbe da chiedersi: “perché tutte le altre volte che mi sono specchiato non ho avvertito lo stesso dolore?” O magari “perché le altre volte provavo un senso di disapprovazione, ma non al punto da spingermi con forza a mettermi a dieta”? Perché evidentemente è accaduto qualcos’altro. Hai ricevuto una particolare sequenza di stimoli esterni ed hai immaginato determinate cose e tale “combinazione di segnali” ha fatto scattare quello stato d’animo. Nel nostro esempio è accaduto che 1) ti sei guardato allo specchio ed hai considerato negativa la tua immagine, 2) ti sei girato di profilo provando maggior disappunto 3) hai riflettuto sulle conseguenze del tuo comportamento immaginandoti mentre salivi le scale affannato 4) la tua voce interna ha esclamato “basta, adesso devo dimagrire!”. E questa sequenza di stimoli è stata sufficiente a procurarti una condizione di motivazione verso la dieta.
L’aspetto meraviglioso della nostra mente è che, se ripetiamo esattamente la sequenza di stimoli che ci ha generato un determinato stato d’animo, proveremo nuovamente quello stesso stato d’animo. Provare per credere!
E’ come se ogni stato d’animo avesse una ricetta ben precisa: se mettiamo gli stessi ingredienti, nelle stesse quantità, otteniamo lo stesso risultato finale.
Allora, tornando ai tuoi obiettivi reali, se sei stato motivato solo per qualche giorno e una bella mattina hai pensato che invece sarebbe stato meglio desistere, evidentemente è successo qualcosa che ha "rotto l'incantesimo". Ma cosa è successo? Semplice! Nei giorni precedenti hai fatto qualcosa che ti ha messo in uno stato d’animo di motivazione e che quindi ti ha permesso di dedicarti al tuo obiettivo. E cosa hai fatto di preciso per ottenere motivazione? Beh questo io non posso saperlo e devi scoprirlo tu. Devi individuare le tue personalissime ricette per riprodurre un certo stato d’animo.
Così la persona a dieta al terzo giorno si arrende perché non ha ripetuto la sequenza che gli dava le giuste motivazioni. E ti assicuro che se anche il terzo giorno si fosse messa davanti allo specchio e avesse ripetuto l’esatta sequenza, sarebbe riuscita a motivarsi come prima.
Ora guardarsi allo specchio ed immaginarsi affaticati per le scale, potrebbe non funzionare per tutti. Perché ognuno di noi ha una precisa strategia per procurarsi una determinata condizione mentale.
Anche tu hai una precisa ricetta per produrre qualsiasi emozione, sensazione e stato d’animo.
Ad esempio ti sei mai chiesto cosa debba accadere affinché tu provi rabbia, ansia, preoccupazione o amore? Ad esempio potresti arrabbiarti quando stai facendo qualcosa di importante ed un tuo familiare fa un rumore insopportabile. Magari non ti arrabbi subito, ma solo dopo aver chiesto al tuo familiare di smettere per 3 o 4 volte, senza aver ottenuto risultato. Magari ti arrabbi quando, dopo aver chiesto 4 volte al tuo familiare di smettere di far rumore, lui per tutta risposta ti manda a quel paese. Sta di fatto che esiste una precisa ricetta di stimoli che devono ripetersi affinché tu provi rabbia. Nell’ordine: 1) un tuo familiare deve fare rumore mentre sei concentrato in qualcosa di importante 2) tu devi invitarlo per 4 volte a piantarla senza ottenere risultato 3) lui deve mandarti a quel paese.
Ora se lui smette di fare rumore quando tu glielo chiedi per la seconda volta, la ricetta non viene portata a termine e tu non hai nessuna ragione per arrabbiarti. Non provi quello stato d’animo perché non sono stati completati tutti i passi della tua personalissima ricetta per produrre rabbia. Ovviamente puoi arrabbiarti in mille altri modi diversi, ma in ogni caso ci sarà sempre un determinata sequenza di stimoli esterni e di pensieri che ti produrranno quella condizione mentale.
Allora capisci che se vuoi acquisire costanza nel fare una cosa, devi capire qual è la ricetta che ti motiva a fare quella determinata cosa. E anche se in un certo momento sei stanco, o depresso o preoccupato, ti basterà ripetere quella sequenza di stimoli e pensieri (cioè la tua ricetta) per riguadagnare istantaneamente la tua motivazione.
Nei prossimi post ti spiegherò perché il nostro cervello, sollecitato da una stessa sequenza di stimoli, risponde rigenerando gli stessi stati d’animo. Inoltre vedremo in dettaglio la natura di questi stimoli e come combinarli tra loro nel modo migliore.
Intanto un esercizio eccellente è cercare di scoprire cosa deve accadere per provare motivazione verso un obiettivo. Basta che tu ti chieda: quando quella volta ho lavorato con entusiasmo al mio progetto, cosa è successo? Ho visto, udito o sentito qualcosa? O fatto determinati pensieri? Come ho combinato tra loro stimoli esterni ed interni? Ed anche: quali erano le submodalità dei miei stimoli interni?
Io per esempio ho una precisa strategia per indurmi lo stato d’animo che mi consente di scrivere un post su questo blog. Infatti non sempre ho voglia di scrivere un post, magari perché sono stanco dopo una giornata lavoro o perché sto facendo qualcosa di diverso che mi appassiona. Ma so come trovare istantaneamente il desiderio di scrivere: e quando voglio indurmi questo desiderio apro la mia casella di posta elettronica e rileggo una delle tante mail di lettori che mi ringraziano per le cose che scrivo. Ciò mi fa provare gioia, ma spesso non è sufficiente. Allora leggo i commenti scritti in risposta ai miei post. Ciò aumenta ancora il senso di gioia e gratitudine, ma non è sufficiente a motivarmi. Allora vedo la data dell’ultimo post e conto i giorni che sono passati dall’ultimo argomento che ho trattato. E quando noto che sono passati parecchi giorni, inizia a nascere in me la tentazione di scrivere qualcosa di nuovo… Ma potrebbe non essere ancora sufficiente. E allora immagino due o trecento persone che da una settimana si collegano sul mio blog e notano dispiaciuti che non è stato ancora aggiornato. E allora quest’ultimo pensiero mi crea una forte motivazione che mi fa precipitare sulla tastiera del computer. E badate: non mi metto a scrivere a malincuore! La ricetta precisa che applico mi genera un'enorme gioia, sapendo che parlerò di un nuovo argomento che potrà essere di aiuto a tante persone. Non mi sto forzando, non sto applicando la forza di volontà. Lo farei se scrivessi un post mentre mi trovo in uno stato d’animo che mi spinge a fare qualcos’altro (ad esempio guardare la TV o uscire con gli amici). Ma io applico una ricetta precisa, con ingredienti precisi (leggere le mail, i commenti, contare i giorni dall’ultimo post, infine immaginare tante persone deluse che aspettano un nuovo argomento) che mi fa desiderare veramente di scrivere qualcosa. Quindi l’azione che scaturisce da questo stato d’animo diventa piacevole e gratificante.
P.S.: ho parlato di 200-300 persone perché, dalle statistiche del sito, è questo il numero di lettori affezionati che si collega almeno una volta alla settimana sul mio blog. E di questa fiducia, ovviamente, vi ringrazio con tutto il cuore.
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